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L’attacco alla Repubblica dell’Ecuador. Ecco il perché di Londra.

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Pubblicato da su ottobre 2, 2012 in POLITICA

 

La piattaforma liquidfeedback dei Pirati e il Movimento 5 stelle

tratto da:
http://www.fanpage.it/i-pirati-salveranno-il-movimento-5-stelle-e-speriamo-anche-il-suo-programma/

politicadi Adriano Biondi19 settembre 201218:09
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I Pirati salveranno il Movimento 5 Stelle (e speriamo anche il suo programma)Liquid feedback e l’esempio del Partito Pirata: il Movimento 5 Stelle prova ad uscire dall’impasse dopo il caso Favia ritornando alle origini. Tornando a discutere e a confrontarsi sui programmi. Annunci Google
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Come uscire dalla querelle su democrazia interna, dirigismo e allargamento della rappresentanza? Semplice, cominciando a discutere e spostando l’attenzione dai nomi ai programmi, ma soprattutto cercando al proprio interno “altri” nomi. Devono averlo pensato anche Beppe Grillo ed i suoi più stretti collaboratori che, nel pieno della polemica con Giovanni Favia, hanno ricordato a tutti gli aderenti al Movimento quelle che sono le “vere urgenze”: scelta dei candidati e completamento del programma. In tal senso non sembrino di minore importanza i lavori per l’ultimazione del nuovo portale, che dovrebbe permettere ai grillini di esprimere la propria opinione in merito alle questioni centrali per quella che si va conformando come la terza forza politica del Paese.

Una opportunità parrebbe essere costituita dal modello del Partito Pirata tedesco, con lo strumento del Liquid Feedback che, come rivela al Fattoquotidiano Mattia Calise, è in fase di sperimentazione in alcuni MeetUp lombardi. Si tratta in poche parole di un “progetto open source” che sarebbe in grado di garantire trasparenza ed efficacia nelle votazioni online. Il meccanismo prevede infatti la possibilità di esprimere preferenze articolate “in modo gerarchico” rispetto ad una serie di mozioni o proposte: ad essere approvata sarebbe poi quella che ottiene il punteggio più alto. Una delle caratteristiche particolari è quella relativa alle deleghe di rappresentanza, che possono essere concesse ad utenti “stimati” su ogni singolo argomento e che potrebbero garantire “competenza ed affidabilità”. Un meccanismo che ha ottenuto buoni riscontri in Germania e che il Movimento sta pensando di utilizzare per la scelta delle candidature, uno dei veri ostacoli verso le politiche del 2013.

Quel che è certo invece, è che non ci sarà una strutturazione “gerarchica” del Movimento, men che mai ispirata al modello dei partiti tradizionali. Come lasciato intendere da Grillo, il pensiero resta sempre quello espresso tempo addietro proprio da Gianroberto Casaleggio (e rilanciato in questi giorni sul blog):

Per quanto riguarda l’organizzazione il discorso è semplice nel senso che non c’è organizzazione. La persona sul territorio è libera di fare le sue scelte autonomamente. Per quanto riguarda le liste a livello comunale, ognuna di queste liste fa esattamente ciò che gli pare senza organizzazione, senza riferimenti, senza chiedere permesso al referente regionale, senza chiedere permesso al referente nazionale. Queste cose sono la morte del possibile sviluppo del MoVimento. Perché poi alla fine c’è sempre un capopanza anche se magari lo fa in buona fede. Però è la massima libertà quella che fa circolare il sangue nel MoVimento e fa si che chiunque possa entrarci senza avere delle barriere. Chi è entrato tre anni fa non è né migliore né peggiore di chi ci entra domani. Ha accumulato più esperienza ma non può pretendere di avere una posizione organizzativa. Se cominciamo a farlo siamo nella china che ci porta alla creazione di un partito.

Una posizione sensata ma che non scioglie però i due grandi nodi sollevati da Favia (più o meno consapevolmente): il ruolo di Beppe Grillo e di Casaleggio e il meccanismo di selezione e valorizzazione della classe dirigente. Senza parlare del fatto che il rischio di un qualunque sistema tecnico – informatico che si basi sul concetto dell’uno vale uno è notoriamente legato alla sua “scalabilità complessiva”. Ed in tal senso il paragone con l’esperienza dei pirati è del tutto improprio, dal momento che nel caso italiano stiamo parlando di una forza politica che “tecnicamente” potrebbe già far eleggere un centinaio di parlamentari. Che il Movimento sia già troppo grande per potersi permettere giochetti e sperimentazioni?

Sul peso che avrebbero Grillo ed il sodale Casaleggio poi si è scritto fin troppo, tanto che fra difese ed accuse sembra quasi sfuggire un fatto essenziale: senza Grillo il Movimento 5 Stelle non esisterebbe nemmeno. Limite o forza che sia, la cosa resta in questi termini. Il punto è capire fino a che punto gli attivisti riusciranno a perseguire e a portare a compimento questo esperimento di democrazia diretta: una grande occasione ma anche un percorso ad ostacoli, con critici, osservatori ed avversari ad attendere al varco. E magari, non se ne abbiano a male, sperando che il risultato sia “migliore” di quello partorito in prima istanza, un programma incompleto ed approssimativo che per troppo tempo è stato esibito a mo’ di vessillo. Forse, oltre alla metodologia, converrebbe guardare anche ai contenuti del Partito Pirata…che sono open source ovviamente.

continua su: http://www.fanpage.it/i-pirati-salveranno-il-movimento-5-stelle-e-speriamo-anche-il-suo-programma/#ixzz284tszRFU
http://www.fanpage.it

 
 

Il Partito Pirata e la Democrazia liquida

 
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Pubblicato da su settembre 24, 2012 in DEMOCRAZIA PARTECIPATIVA, POLITICA

 

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Il Partito Pirata

Tratto da:
http://www.itespresso.it/il-partito-pirata-austriaco-entra-in-parlamento-64302.html

Il Partito Pirata austriaco entra in Parlamento
Dopo l’exploit del Partito Pirata austriaco, ecco una panoramica sui vari Partiti Pirata in Europa, nati sull’onda del successo del partito svedese
.Il 19 aprile 2012 di Mirella Castigli 0
Con il 3,8% dei voti, anche il Partito Pirata austriaco entra in Parlamento. Ma come stanno andando le varie declinazioni nazionali del Partito Pirata (l’originario è quello svedese)? I Partiti Pirati hanno un programma comune basato sui diritti digitali, l’alfabetizzazione informatica, il discorso sul superamento del copyright, la trasparenza nella gestione di governo, il libero accesso degli elettori alla guida della cosa pubblica.

In Olanda il Piratenpartij è stato costretto a rimuovere il servizio proxy per l’accesso a The Pirate Bay, che serviva per bypassare i blocchi imposti ai due ISP verso l’ex-tracker BitTorrent.

Dopo aver espugnato Berlino, Piratenpartei tedesco ha conquistato quattro seggi nel land di Saarland, con il 7,4 per cento dei voti. Addirittura c’è chi dice che il movimento possa sorpassare i Verdi nelle prossime elezioni politiche del 2013.

Il Pirate Party britannico è infine fra i più attivi nelle proteste contro ACTA. Vuole bloccare il processo ratificazione del trattato anti-contraffazione.

Infine, l’Italia: il Tribunale di Milano ha imposto a Marco Marsili Pirate Party di abbandonare nome e vessillo dei pirati, dopo che l’Associazione Partito Pirata, guidata da Athos Gualazzi, aveva accusato Marsili di furto di identità.

I cittadini digitali comunitari hanno portato quasi 2 milioni di firme alla petizione lanciata dagli attivisti contro il trattato anti-contraffazione. Questo è uno dei bacini di voto dei Partiti Pirati europei.

http://www.itespresso.it/leuroparlamento-boccia-acta-67846.html

L’Europarlamento boccia ACTA
Quasi tre milioni di europei avevano fermato una petizione per chiederne la sospensione. L’Europarlamento, con ampia maggioranza, respinge il trattato Anti-Counterfeiting Trade Agreement (ACTA)
.Il 4 luglio 2012 di Redazione 0
Sull’onda delle 2,8 milioni di firme raccolte da Avaaz, il Parlamento europeo ha respinto ACTA, con 478 voti contrari, 39 a favore e 165 astenuti. l’accordo anticontraffazione che aveva collezionato cinque no consecutivi, oltre a proteste in tutta Europa. Già in precedenza bocciato dalle quattro commissioni (Giuridica, Industria, Sviluppo e Libertà Civili), ACTA era stato oggetto anche di una petizione, sostenuta dall’associazione Avaaz che denunciava i “pericoli” insiti nell’Anti-Counterfeiting Trade Agreement (ACTA). Infatti ACTA rischiava di diventare grimaldello per mettere bavagli digitali al Web e comprimere i diritti digitali: “Acta potrebbe consentire alle corporazioni di censurare internet“. In gioco era la “compatibilità di Acta con i diritti fondamentali Ue, come la libertà di espressione, di informazione o di protezione”.

Riporta una nota: “Il Trattato anti contraffazione ACTA (Anti-Counterfeiting Trade Agreement) è stato respinto mercoledì dal Parlamento europeo e pertanto, per quanto riguarda l’Unione europea, non sarà legge. È stata la prima volta che il Parlamento ha esercitato le sue nuove competenze in materia di trattati commerciali internazionali. 478 deputati hanno votato contro ACTA, 39 a favore e 165 si sono astenuti“.

Prima del giudizio della Corte di giustizia europea sulla compatibilità del trattato col diritto comunitario, l’Europarlamento ha respinto ACTA. L’accordo ACTA, che è stato negoziato tra Ue, Stati Uniti, Australia, Canada, Giappone, Messico, Marocco, Nuova Zelanda, Singapore, Corea del Sud e Svizzera, vuole essere un enforcement del copyright e della proprietà intellettuale.

L’unica voce contraria è quella di Confindustria Digitale, che appoggiava ACTA senza se e senza ma: “Prendiamo atto della decisione del Parlamento Europeo di rigettare l’accordo ACTA senza attendere il parere della Corte di Giustizia UE, ma non possiamo non denunciare gli ennesimi paradossi a cui abbiamo assistito in questa vicenda” commenta il Presidente di Confindustria Cultura Italia Marco Polillo, alla luce del voto del Parlamento europeo su ACTA. E prosegue: “Le norme contenute nell’accordo bocciato sono già all’interno dell’ordinamento italiano e della maggior parte dei Paesi firmatari: ACTA aveva la sola funzione di armonizzare queste norme. Come troppo spesso accade quando si trattano i temi della proprietà intellettuale, le falsità diffuse da chi è interessato a continuare ad approfittare e trarre illeciti guadagni dal lavoro altrui ed amplificate artatamente in nome di un presunto “popolo del web” sono state fatte proprie dal decisore politico che continua a rincorrere istanze populistiche di cui non è in grado di comprendere l’origine, mostrando una persistente incapacità di capire le dinamiche della comunicazione in rete. Il tutto a scapito del lavoro intellettuale e dell’industria dei contenuti, un settore produttivo che dovrebbe fungere da spina dorsale per rilancio economico del vecchio continente e che invece rischia l’estinzione a causa di decisioni come questa”. Confindustria Cultura riunisce AESVI, ,AFI Agis, AIE, Anes, Anica, APT, Fem, FIMI, PMI Univideo.

Al Mobile World Congress (MWC 2012) di Barcellona, Eric Schmidt, chairman di Google, aveva tenuto uno storico discorso contro la censura online e a favore della libertà di espressione in Rete. Contrari ad ACTA erano tutti i Partiti Pirata europei. ACTA era stato redatto “in grande segreto”, e questo ne aveva minato la credibilità fin da subito. Anche il presidente del Parlamento europeo, Martin Schulz, aveva espresso severi dubbi su ACTA. Amnesty International aveva chiesto alla UE di respingere il trattato che sarebbe potuto diventare un “vaso di Pandora” di potenziali violazioni di diritti umani.

L’intesa verteva sia sulla distribuzione digitale dei contenuti protetti dal copyright, sia sulle policy per prevenire la vendite di prodotti contraffatti come borse “finte” e prodotti di moda e design copiati. Anche se l’intesa non imponeva nuovi diritti intelletuali ma di fatto serviva solo a potenziare diritti già esistenti, né imponeva un monitoraggio costante del traffico Internet, da anni ACTA era finita nell’occhio del ciclone per la segretezza che ha circondato l’accordo. Una segretezza degna dell’anti terrorismo o dell’anti spionaggio industriale. Un oscuramento mediatico che aveva da tempo messo in allarme i cittadini digitali in quanto spia di una “mancanza di democrazia e trasparenza“ nel processo decisionale.

http://www.itespresso.it/due-milioni-e-mezzo-di-europei-contro-il-trattato-acta-61698.html

NOTIZIEDue milioni e mezzo di europei contro il trattato ACTA
Se la petizione verrà accolta, la commissione parlamentare potrà rivolgersi alla Commissione Ue per aprire un’inchiesta su ACTA
.Il 29 febbraio 2012 di Redazione 0
L’accordo commerciale anticontraffazione ACTA, nel mirino della Corte di Giustizia UE, in stand-by dopo le proteste, le forti perplessità degli esperti e le retromarce delle cancellerie, riceve un nuovo colpo al cuore: 2,4 milioni di cittadini europei hanno firmato petizioni contro il trattato ACTA. Le firme sono state consegnate al Parlamento europeo, il cui semaforo verde è condizione necessaria per l’entrata in vigore nella’ Unione europea (UE). La petizione supportata da Avaaz afferma che ACTA è “pericoloso”, può diventare un grimaldello per mettere bavagli digitali al Web: “Acta potrebbe consentire alle corporazioni di censurare internet“. Proprio ieri, nel suo keynote al Mobile World Congress (MWC 2012) di Barcellona, Eric Schmidt, il chairman di Google, ha tenuto uno storico discorso contro la censura online e a favore della libertà di espressione in Rete.

La censura sul Web, i cyber rights (diritti digitali), la libertà d’espressione sono messe sempre più sotto pressione dai “Poteri forti”. Come dimostra l’ultimo caso Wikileaks che nelle scorse ore ha promesso di pubblicare 5 milioni di email, trafugate probabilmente dagli hacker di Anonymous contro Stratfor, società di geopolitica e sicurezza, da cui emergono gli attacchi del governo statunitense contro Julian Assange, il fondatore di WikiLeaks (“da torturare”), tentativi di Stratfor per annientare il sito delle “fughe di notizie”, monitoraggi di attivisti da parte delle multinazionali americane (la Coca-Cola contro PETA e l’attivismo animalista, la Bhopal’s Dow Chemical Co. contro gli ecologisti e così via).

In gioco è la “compatibilità di Acta con i diritti fondamentali Ue, come la libertà di espressione, di informazione o di protezione”. E quasi due milioni e mezzo di cittadini europei hanno espresso la loro contrarietà a mettere a richio la Rete. Se la petizione verrà accolta, la commissione parlamentare potrà rivolgersi alla Commissione Ue per aprire un‘inchiesta su ACTA.

ACTA: 2,4 milioni di firme contro il trattato

 
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Pubblicato da su settembre 24, 2012 in DEMOCRAZIA PARTECIPATIVA, POLITICA

 

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