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Archivio mensile:gennaio 2012

RICERCA SUL CAPITALISMO FINANZIARIO, LA CRISI E LE PROPOSTE DI SOLUZIONE – 3

 

(a cura di Alessandro Porcu)

 

Luciano Gallino* descrive le “componenti strutturali” del capitalismo finanziario:  “le istituzioni che caratterizzano il sistema finanziario della nostra epoca sono grandi società che operano in almeno una dozzina di settori di attività differenti, ben lontani da quello originario, e in ciascuno di questi controllano decine se non centinaia di società, tra le quali possono esservi una o più banche” … “esistono società finanziarie, dette bank holding companies, le quali controllano a un tempo sia banche che compagnie di assicurazione; banche proprietarie di assicurazioni del comparto immobiliare e compagnie di assicurazione sulla vita che sono proprietarie di banche; banche commerciali che hanno divisioni operanti come banche di investimento e viceversa; società che emettono titoli aventi per collaterale o garanzia un bene reale – una casa, un’azienda, un pacchetto di titoli – oppure un bene irreale come un debito (n.n.); banche o loro divisioni specializzate  nel vendere certificati di protezione  dal rischio che un debitore sia insolvente le quali, al tempo stesso, comprano certificati di protezione dal rischio di fallimento del protettore; e, ancora, casse di depositi e prestiti che provvedono ad assicurare o ri-assicurare ipoteche e imprese sponsorizzate da un governo unicamente per assicurare ipoteche che si dedicano a cospicue  attività di investimento non per conto di clienti, bensì per conto proprio (n.n.)” … oltre alle entità suddette, ben visibili, che hanno nome e indirizzo, “esiste una seconda componente del sistema stesso che risulta privo di tutti o quasi i suddetti caratteri, sicché le sue attività sono discernibili a fatica anche dagli esperti (n.n.). Per questo viene chiamata finanza ombra. Le sue dimensioni, in termini di attivi, superano di molte volte gli attivi delle società finanziarie che di essa tengono i fili, sebbene sia arduo stabilire quale sia  alla fine il totale degli attivi (o dei passivi9 che sono in capo a ciascuna di esse. La finanza ombra è formata da montagne di derivati (titoli il cui valore dipende da un’entità sottostante)” … “che una banca detiene ma che per varie ragioni non sono registrati in bilancio; da migliaia di società prive in realtà di sostanza organizzativa, costituite dalle banche unicamente allo scopo di veicolare  fuori bilancio attivi che dovrebbero figurarvi (per questo sono chiamate ‘veicoli’); da altre migliaia di intermediari specializzati nel confezionare e vendere soprattutto a investitori istituzionali ed enti pubblici dei titoli obbligazionari complicatissimi, formati da un gran numero di altri titoli; da centinaia di trilioni (in dollari) di derivati (n.n.)   che con l’intermediazione di una banca o altra istituzione finanziaria sono scambiati direttamente tra privati, al di fuori di ogni registrazione in borsa. Grazie a questi caratteri, la  finanza ombra risulta praticamente invisibile anche alle autorità di vigilanza, quindi di fatto non regolabile (n.n.).

Una terza componente del sistema finanziario che sta a cavallo tra il sistema banco centrico e la finanza ombra è costituita dagli investitori istituzionali: principalmente fondi pensione, fondi comuni di investimento, compagnie di assicurazione e fondi comuni speculativi (come sono denominati dalla normativa italiana gli hedge funds, espressione che significa letteralmente ‘fondi di copertura’ o di protezione” (n.n.).

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Pubblicato da su gennaio 21, 2012 in CASE EDITRICI

 

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RICERCA SUL CAPITALISMO FINANZIARIO, LA CRISI E LE PROPOSTE DI SOLUZIONE – 2

RICERCA SUL CAPITALISMO FINANZIARIO,

LA CRISI E LE PROPOSTE DI SOLUZIONE – 2

(a cura di Alessandro Porcu)

 

Nel seguente testo, composto per offrire la sequenza dei diversi punti ampiamente argomentati da Luciano Gallino, i virgolettati doppi indicano  le espressioni tratte dal suo libro*, ad eccezion fatta per l’espressione “finanzcapitalismo” che ho voluto sostituire con quella più semplice di ‘capitalismo finanziario’ e le evidenziazioni in grassetto che sono apportate da me.

  • Il sistema del capitalismo finanziario  “è  una mega-macchina che è stata sviluppata nel corso degli ultimi decenni allo scopo di massimizzare e accumulare, sotto forma di capitale e insieme di potere, il valore estraibile sia dal maggior numero possibile di esseri umani, sia dagli ecosistemi”; e “l’estrazione del valore tende ad abbracciare ogni momento dell’esistenza degli uni e degli altri, dalla nascita alla morte o all’estinzione”;
  • “non è esatto dire che il capitale ha il potere. Il capitale è il potere”;
  • “la mega-macchina denominata capitalismo industriale aveva come motore -e per quel che ne resta ha tuttora- l’industria manifatturiera. Il ‘capitalismo finanziario’ ha come motore il sistema finanziario. I due generi di capitalismo differiscono sostanzialmente per il modo di accumulare il capitale. Il capitalismo industriale lo faceva applicando la tradizionale formula D1-M-D2, che significa investire una data quantità di denaro, D1, nella produzione di merci, M, per ricavare poi dalla vendita di queste ultime una quantità di denaro, D2, maggiore di quella investita. La differenza tra D2 e D1 è un reddito chiamato solitamente profitto o rendita. Per contro il ‘capitalismo finanziario’ persegue l’accumulazione di capitale facendo tutto il possibile per saltare la fase intermedia, la produzione di merci. Il denaro viene impiegato, investito, fatto circolare sui mercati finanziari allo scopo di produrre immediatamente una maggiore quantità di denaro. La formula dell’accumulazione diventa quindi D1-D2. A questa differenza fondamentale nella formula dell’accumulazione il “capitalismo finanziario” accompagna una pretesa categorica: si deve ricavare dalla produzione di denaro per mezzo di denaro un reddito decisamente più elevato rispetto alla produzione di denaro per mezzo di merci. Non mancano gli esempi. Si sa che gli investitori istituzionali, in specie fondi pensione e fondi comuni, esigono dalla quota di capitale investito in un’impresa un rendimento annuo minimo del 15 per cento”.
 

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RICERCA SUL CAPITALISMO FINANZIARIO, LA CRISI E LE PROPOSTE DI SOLUZIONE (1)

RICERCA SUL CAPITALISMO FINANZIARIO,

LA CRISI E LE PROPOSTE DI SOLUZIONE

(a cura di Alessandro Porcu)

Il libro di Luciano Gallino (Luciano Gallino, “Finanzcapitalismo. La civiltà del denaro in crisi”, Ed. Einaudi, Torino 2011) è molto utile per farsi una prima idea del tipo di crisi che stiamo vivendo.

Molte delle riflessioni seguenti sono tratte dal testo su citato, e/o ne sono state da esso stimolate, e per questo motivo consiglio caldamente la sua lettura.

Finalmente anche nei programmi televisivi si iniziano a sentire considerazioni riferite alle vere cause dei problemi dell’attuale crisi. Tali considerazioni sono spesso “stoppate casualmente” o dalla pubblicità, o dal conduttore di turno, che invece di consentire un adeguato approfondimento, dà la parola ad un altro interlocutore, magari cambiando anche la prospettiva della discussione.

Ciò nonostante i fattori che determinano realmente la crisi vengono “focalizzati” sempre più frequentemente, anche se -come dicevo sopra- per tempi brevissimi.

Scorrendo l’indice del libro di Gallino si succedono i seguenti argomenti: 1) la politica dell’economia, ovvero una definizione di capitalismo finanziario ed una dissertazione sull’asservimento dell’intera civiltà alla finanza, compiuta dalla politica; 2) le cause e gli effetti della crisi,  ovvero la descrizione della forma piramidale degli schemi esplicativi, il riferimento alle teorie economiche responsabili della crisi, ed un ragionamento sui costi umani della crisi stessa; 3) i fattori  ed i processi fondamentali che hanno determinato la crisi,  ovvero come opera la mega-macchina del capitalismo finanziario, gli effetti perversi della creazione di denaro, la trasformazione delle imprese industriali in enti finanziari; 4) le proposte di riforme necessarie, anche se ritenute “impossibili”, ovvero le strategie di investimento dei fondi pensione e le riforme finanziarie che i cittadini dovrebbero richiedere.

 

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