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Zoja Luigi – Paranoia. La follia che fa la storia

(tratto da)
http://www.ibs.it/code/9788833922447/zoja-luigi/paranoia-follia-che.html
Il paranoico spesso è convincente, addirittura carismatico. In lui il delirio non è direttamente riconoscibile. Incapace di sguardo interiore, parte dalla certezza granitica che ogni male vada attribuito agli altri. La sua logica nascosta procede invertendo le cause, senza smarrire però l’apparenza della ragione. Questa follia “lucida” – così la definivano i vecchi manuali di psichiatria – è uno stile di pensiero privo di dimensione morale, ma con una preoccupante contagiosità sociale. Raggiunge infatti un’intensità esplosiva quando fuoriesce dalla patologia individuale e infetta la massa. Al punto da imprimere il proprio marchio sulla storia, dall’olocausto dei nativi americani alla Grande Guerra ai pogrom, dai mostruosi totalitarismi del Novecento alle recenti guerre preventive delle democrazie mature. Finora mancava uno studio d’insieme sulla paranoia collettiva, rimasta terra di nessuno tra le discipline psichiatriche e quelle storiche. Per primo lo psicoanalista Luigi Zoja ricostruisce la dinamica, la perversità e insieme il fascino, l’assurdità ma anche la potenza del contagio psichico pandemico, in un saggio innovativo che attinge a vastissime competenze pluridisciplinari. Improvvisamente, vediamo con occhi diversi eventi che credevamo di conoscere, e comprendiamo quanto i paranoici di successo, Hitler o Stalin, fossero tali per la loro capacità di risvegliare la paranoia dormiente nell’uomo comune…

 
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Pubblicato da su agosto 3, 2012 in AUTORI, POLITICA, POTERI OCCULTI, PSICOLOGIA

 

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Contro l’architettura di Franco la Cecla

Il seguente contenuto è tratto da:
http://www.bollatiboringhieri.it/scheda.php?codice=9788833918792

il contenuto
Mai come adesso l’architettura è di moda. Nelle riviste, nei quotidiani, in televisione le opere delle superstar dell’architettura sono oggetto della curiosità di lettori che prima erano completamente digiuni in materia. Eppure mai come adesso l’architettura è lontana dall’interesse pubblico, incide poco e male sul miglioramento della vita della gente. A volte ne peggiora le condizioni dell’abitare. Questo accade perché l’architettura è diventata un gioco autoreferenziale, tutta incentrata sulla «firma», sulla genialità del singolo architetto, genialità che è quotata nella borsa della moda al pari di un qualunque brand. L’architettura ha molta più influenza nel bene e nel male sulle condizioni dell’abitare in una città. Gli architetti però si rifugiano in una artisticità che li esclude da qualunque responsabilità. Purtroppo ad essi spesso viene affidata la trasformazione di interi pezzi di città, trasformazioni che spesso compiono con incompetenza, superficialità e convinti che si tratti di un gioco formale. Le città funzionano diversamente; sono il territorio profondo su cui agisce l’inconscio collettivo, sono il luogo delle appartenenze e dei conflitti. Questo libro invita ad abbandonare le archistar al loro egoismo e ad accettare che l’architettura ha esaurito la sua funzione. Oggi c’e bisogno di altro, sopratutto nella situazione di emergenza in cui le città e l’ambiente rischiano di diventare sempre più inabitabili.

l’autore

 
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Pubblicato da su luglio 16, 2012 in ARCHITETTURA, AUTORI

 

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Franco La Cecla


vedi anche:

http://it.wikipedia.org/wiki/Franco_La_Cecla

 
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Pubblicato da su luglio 16, 2012 in ARCHITETTURA, AUTORI

 

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FEDERICO CAFFE’

a partire dalla sua scomparsa:
tratto da:
http://www.chilhavisto.rai.it/dl/clv/Scomparsi/ContentSet-bcca23d3-556e-436e-8c8b-cf6f8afb023b.html
“E’ l’alba del 15 aprile 1987: l’economista Federico Caffè esce dalla sua casa al 42 di via Cadlolo in zona Monte Mario, a Roma, lasciando sul comodino i documenti e gli occhiali che usa per leggere. Da questo momento se ne perde ogni traccia. Dalle ricerche delle forze dell’ordine, dei suoi studenti e degli amici, non emerge il più piccolo indizio: Caffè è svanito nel nulla. Pescarese di origine, nato nel 1914, Caffè è per trent’anni docente di Politica economica e finanziaria alla facoltà di Economia e Commercio dell’Università “La Sapienza” di Roma. Consulente di spicco dell’Ufficio Studi di Bankitalia, antifascista storico e difensore keynesiano dello stato sociale, nel dopoguerra ricopre i ruoli di Segretario particolare e di Capo di Gabinetto di Meuccio Ruini, Ministro della Ricostruzione del governo Parri.

Ma un susseguirsi di disgrazie stravolge i suoi ultimi anni: la morte della madre e quella della tata che lo aveva cresciuto, la scomparsa dei colleghi Ezio Tarantelli, assassinato dalle Br nell’85, e Fausto Vicarelli, morto in un incidente stradale, e quella del suo studente Franco Franciosi, stroncato da un tumore. Dolori, questi, che Caffè riesce a sopportare con l’aiuto dell’insegnamento e dei suoi allievi. Ma quando l’età gli impone di lasciare la cattedra, cade in un profondo sconforto. Agli amici confessa di non riuscire a scrivere e di avere amnesie sempre più frequenti: “Io non sono un uomo -dice- sono una testa. Se quella arrugginisce, di me non resta più niente”.

Che fine ha fatto Federico Caffè? Secondo alcuni si è suicidato, secondo altri si è ritirato nella solitudine di un convento. Ma in ogni caso rimane un dubbio. Negli ultimi mesi Caffè non mangiava quasi più ed era molto debole: difficilmente avrebbe potuto allontanarsi da solo. Quella mattina di aprile, qualcuno potrebbe averlo accompagnato in un luogo isolato in cui compiere l’estremo gesto, o in cui trovare rifugio. Del resto, per fuggire a quell’esistenza divenuta insopportabile, Caffè aveva chiesto aiuto, senza ottenerlo, ad alcuni suoi allievi. Forse, alla fine, altri hanno accettato. Ermanno Rea, autore del libro “L’ultima lezione” sulla vita e sulla scomparsa di Caffè, in una recente intervista a “la Repubblica” si dice convinto che qualcuno sappia e non voglia parlare. Ma aggiunge: “Poco importa se sia finito suicida o in un convento: resta solo la natura oscura ch’egli ha voluto imprimere al suo distacco”.

A Torino, quattro giorni prima della sua scomparsa, muore Primo Levi: Caffè ne rimane sconvolto, ma critica il modo, plateale e straziante, in cui lo scrittore si è tolto la vita. Si può pensare, quindi, che se avesse voluto morire Caffè lo avrebbe fatto in solitudine.

Il Tribunale di Roma, con sentenza del 30 ottobre 1998, ha dichiarato la morte presunta di Federico Caffè.”

 
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Pubblicato da su luglio 11, 2012 in AUTORI, ECONOMIA

 

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ANTONIO DAMASIO

da http://it.wikipedia.org/wiki/Antonio_Damasio : Il neuroscienziato portoghese, nel saggio del 1995 “L’errore di cartesio”, ribalta la tradizione culturale che ha sempre svalutato le emozioni perché perturberebbero la serenità della ragione e dimostra come, al contrario, esse siano alla base del buon funzionamento della mente: se l’uomo perde la capacità emozionale non è in grado di essere ragionevole. Negando la concezione cartesiana del dualismo mente-corpo,due elementi necessariamente scindibili, egli mette in evidenza l’azione reciproca del corpo e del cervello, che costituiscono un organismo unico e indissociabile. Pertanto la ragione non potrebbe funzionare correttamente senza le emozioni,ovvero senza lo stretto collegamento con il corpo,che offre costantemente la materia di base con cui il cervello costruisce le immagini da cui origina il pensiero. In questo modo Damasio restituisce dignità alle emozioni che considera dimensioni cognitive. Per affermare la nuova teoria dell’interconnessione tra il mondo emotivo e la razionalità, egli si è opposto alla tradizione scientifica che confina le emozioni nei centri sottocorticali più antichi e meno evoluti e ne trascura quindi il nesso con il pensiero. vedi anche: http://foglianuova.wordpress.com/2012/04/18/antonio-damasio-perche-la-nostra-mente-e-come-una-sinfonia/ e http://www.riflessioni.it/enciclopedia/damasio.htm http://www.ildiogene.it/EncyPages/Ency=Damasio.html

 

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John Maynard Keynes – Eutopia Proposte per una moneta internazionale

John Maynard Keynes – Eutopia Proposte per una moneta internazionale

‘Non utopia, ma eutopia.’ Così Keynes aveva definito la sua proposta per una moneta internazionale: non un piano irrealizzabile, ma un progetto che può aver luogo e che sia in grado di creare uno spazio ben compaginato per un incontro equilibrato tra i popoli.
Oggi, a più di tre anni dallo scoppio della crisi finanziaria che a partire dal 2007 ha causato una diffusa instabilità, non s’intravede ancora il ritorno all’equilibrio dell’economia mondiale. Al contrario, gli squilibri globali hanno continuato ad aggravarsi. E non potranno che aumentare, finché si continuerà a usare una moneta nazionale, il dollaro, come moneta internazionale. La conferenza di Bretton Woods, che nel 1944 ha sancito tale identificazione, è stata un’occasione mancata. Sul tavolo negoziale c’era un’alternativa che avrebbe potuto favorire uno scambio equo e pacifico fra le nazioni: la proposta elaborata da John Maynard Keynes per conto del governo inglese, qui tradotta per la prima volta in Italia.
Oggi, mentre la crisi persiste e minaccia di estendersi ai debiti sovrani, il Piano Keynes è tornato di grande attualità. In un recente saggio, qui riprodotto, il governatore della Banca Popolare Cinese, Zhou Xiaochuan, ha suggerito che, se fosse stato adottato, avrebbe consentito di evitare gli attuali squilibri finanziari, con le tensioni geopolitiche che ne conseguono.

John Maynard Keynes (1883-1946), comunemente associato alla promozione dell’intervento pubblico in economia, dedicò la parte più originale e più attuale della sua opera, a partire dal Tract on Monetary Reform del 1923, alla riforma del sistema monetario.
Luca Fantacci, studioso di storia monetaria e finanziaria, insegna all’Università Bocconi di Milano. Ha scritto, con Massimo Amato, Fine della finanza. Da dove viene la crisi e come si può pensare di uscirne (Donzelli, Roma 2009) e ha curato la raccolta di scritti di Keynes, Risparmio e investimento (Donzelli, Roma 2010).

tratto da : http://www.etal-edizioni.it/interna.php?qualePagina=60&catPartenza=

http://www.etal-edizioni.it/interna.php?qualePagina=60&catPartenza=

 

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Daniela Lucangeli sulle difficoltà apprendimento

L’intelligenza numerica. Vol. 1:
http://www.libreriauniversitaria.it/intelligenza-numerica-lucangeli-daniela-centro/libro/9788879465557

 

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Confessioni di un sicario dell’economia

http://www.minimumfax.com/libri/scheda_libro/469
Confessioni di un sicario dell’economia
La costruzione dell’Impero Americano nel racconto di un insider
È raro trovare un libro capace di lasciarti senza fiato. Questo ci riesce
The Business Economist

Immaginate un ideale figlio illegittimo di James Bond e Milton Friedman
Boston Herald

Una lettura obbligata per chi sa che un altro mondo è possibile
Hazel Henderson, economista

Una delle storie più importanti della nostra epoca. Un’opera di grande profondità, coraggio morale e forza trasformativa
John E. Mack, professore ad Harvard e vincitore del premio Pulitzer

PIÙ DI 25.000 COPIE VENDUTE!

I «sicari dell’economia» sono un’élite di professionisti ben retribuiti che hanno il compito di trasformare la modernizzazione dei paesi in via di sviluppo in un continuo processo di indebitamento e di asservimento agli interessi delle multinazionali e dei governi più potenti del mondo; sono, insomma, i principali artefici dell’«impero», di cui disegnano – lavorando dietro le quinte – la vera struttura politica e sociale.
Per dieci anni John Perkins è stato uno di loro, e ha toccato con mano il lato più oscuro della globalizzazione in paesi come Indonesia, Iraq, Ecuador, Panama, Arabia Saudita, prima di affrontare una graduale presa di coscienza che lo ha portato a farsi difensore dell’ecologia e dei diritti civili delle popolazioni sfruttate. In questa autobiografia, appassionante come un romanzo e documentata come un’inchiesta di denuncia, Perkins ci costringe a riesaminare sotto prospettive inedite e inquietanti l’ultimo mezzo secolo di storia, e a interrogarci sul nostro futuro. Un bestseller internazionale indispensabile per comprendere a fondo le dinamiche dell’imperialismo e le ragioni dei conflitti che alimenta.

CONTENUTI EXTRA

– Una prefazione di Loretta Napoleoni
– Un capitolo conclusivo inedito

John PerkinsJohn Perkins nasce il 28 gennaio del 1945 in Hanover, New Hampshire. Ha frequentato la Tilton High School, il Middlebury College e la Boston University School of Management negli anni 60. Ha lavorato per una società di consulenza internazionale di Boston come Economista Capo ma era, in realtà, un sicario dell’economia. Ha vissuto e lavorato in Africa, in Asia, nel Medio Oriente, nell’America Latina e in Nord America. Ha tenuto nascosto il suo ruolo fino a che gli eventi dell’11 settembre non l’hanno convinto a rivelare il lato segreto della sua vita. Perkins, oggi, è un attivista per i diritti degli indigeni e per i movimenti ambientalisti. Lavora a stretto contatto con le tribù amazzoniche per preservare la loro foresta pluviale. Ha scritto diversi libri sulle culture indigene, sullo sciamanesimo, sull’ecologia e sulla sostenibilità. Inoltre, fa parte dei consigli di amministrazione di varie organizzazioni no profit. Una delle organizzazioni no profit che ha fondato e di cui è presidente, la Dream Change Coalition, è un modello di ispirazione per molte persone che vogliono essere più consapevoli di quello che accade sul nostro pianeta.Il suo sito internet è http://www.johnperkins.org.

 

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“…O forse il tempo siamo noi”

“…O forse il tempo siamo noi”
Storia di un percorso di pensiero
Adriana Presentini (Docente – 2° Circ. Did. “Di Vittorio” di Umbertide
sede di Niccone)
http://www.morlacchilibri.com/universitypress/Adriana%20Presentini%20%E2%80%A6O%20forse%20il%20tempo%20siamo%20noi-476.html

 

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